La pittura aborigena è un fatto metafisico. Cercherò brevemente di spiegare perché. C’era, nel tempo dei tempi, questo Tempo della Creazione, detto dagli aborigeni Tempo del Sogno in cui il Grande Baiame aveva trasmesso le sue Leggi. Aveva fatto sapere agli uomini le verità misteriose che regolavano la loro esistenza. Mostrò loro i vari mondi e i corpi che erano necessari per raggiungerli, presentò gli Spiriti che erano stati i suoi aiutanti nella costruzione dell’Universo. Fece vedere gli spiriti che si celavano nella natura della terra e degli astri; li rassicurò dicendo loro che gli Antenati Totemici li avrebbero protetti. Rivelò dove si trovava e come attirare uno spirito bambino per farlo nascere; le leggi complesse delle relazioni parentali e della comunità, strettamente collegate ai Totem; avrebbe fatto sapere cosa avveniva al momento della Iniziazione, ecc. ecc. 

Ora, se pensiamo per un attimo al nostro mondo, sappiamo che Mosè ha ricevuto le Leggi divine, scritte sulle Tavole; gli aborigeni, però, non conoscevano la scrittura. Allora, come ha agito il Grande Baiame nel Continente Australe per far sapere agli uomini il suo volere divino? Si è servito del sogno e la visione. Il Grande Baiame voleva tenerli vicino a sé per fare in modo che non si perdessero. Per farli vivere in armonia, non aveva scelto quel luogo chiamato Paradiso Terrestre. Qui, aveva creato il popolo dei ‘Veri uomini’ direttamente sulla Terra e quel luogo senza tempo, pieno di armonia, a cui tutti gli uomini tendono, sarebbe stato raggiungibile per gli aborigeni attraverso il sogno e la visione. Questo raccontano i miti dei veri australiani. Così il canto, il ballo, la recitazione, la pittura, l’incisione su roccia o su corteccia, come pure la medicina, in una parola, tutte le attività artistiche, sono espressioni sacre di cui si serve il Divino per far conoscere la Sua volontà. Egli  affida un messaggio all’artista e desidera che egli lo faccia conoscere. Così Egli aveva concesso loro di intendere la vita. È stato inebriante trovarsi letteralmente immersa nelle numerose tele aborigene raccolte nell’Australia Today, la bellissima mostra organizzata a Roma nel 2010 da Luca Faccenda e Marco Parri a cui va la mia gratitudine. Quelle tele mi osservavano e mi parlavano con quel linguaggio fantastico del mondo metafisico che solo gli aborigeni sanno evocare. Mi hanno riportata alla mia esperienza iniziatica e mi hanno fatto sentire ‘a casa’. Qualche giorno dopo spinta da colori, forme, punti e linee, mi sono ritrovata  con i pennelli in mano davanti a una tela bianca. Il desiderio di calarmi in quel mondo originale per riprodurre opere di artisti importanti per appenderli alle pareti di casa mia è stato fortissimo. In qualche caso sono riuscita abbastanza bene nell’intento, a volte ho iniziato cercando di riprodurre un’opera ma poi il pennello se ne andava da solo, altre volte invece, cercando di ascoltare la mia interiorità sono riuscita a produrre dei lavori assolutamente originali. Ora, terminata, a distanza di alcuni anni, la fase dello studio della tecnica, mi dedicherò esclusivamente a mettere su tela quei mondi fantastici secondo la loro simbologia e il mio sentire.